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VULVODINIA E VESTIBOLITE VULVARE

Copertina VULVODINIA E VESTIBOLITE VULVARE
Autori: A.A.V.V.
A cura di: Benassi L., Graziottin A.

Nell’ultimo secolo sono presenti in letteratura solo episodiche descrizioni di un bruciore vulvare cronico inspiegato. Dagli anni ‘80 si inizia a porre seria attenzione a questo problema, definito allora dai colleghi anglosassoni come burning vulvar syndrome, sindrome del bruciore vulvare. In occasione del Congresso del 1983 della ISSVD (International Society for the Study of Vulvar Disease) si inizia ad usare il termine di “Vulvodynia”, vulvodinia.

Pagine: 84
Anno di pubblicazione: 2005
Isbn cartaceo: 88-7141-718-6
Isbn online: 88-7141-718-6
Target: volume specialistico
Stato prodotto: esaurito
Tipo di prodotto: libro

Descrizione

La vulvodinia, intesa come presenza di sintomi vulvari fastidiosi come il bruciore, il dolore, spontanei o provocati, e la dispareunia, non accompagnati da lesioni fisiche obiettivabili, è stata etichettata per lungo tempo come problema psicosomatico, o, ancora peggio, come problema puramente psicogeno. Frasi come: “Il dolore è tutto nella sua testa, signora” concludono ancor oggi un esame obiettivo “muto” dal punto di vista semeiologico, solo perché il medico spesso non ha la formazione necessaria per saper riconoscere e descrivere la “mappa del dolore” nella singola donna. Mappa indispensabile in quanto la sede del dolore e le sue caratteristiche di inizio sono i più forti fattori predittivi dell’eziologia del dolore.
Purtroppo, la persistenza dell’ipotesi psicosomatica ha sia rallentato il ricorso ai medici per tale patologia, non favorendo studi e ricerche al riguardo, sia mantenuto l’atteggiamento di disinteresse o di franca banalizzazione del dolore vulvare e sessuale che ancora persiste tra alcuni clinici.
L’inquadramento eziopatogenetico è vario, comprendendo fattori infettivi (micosi), autoimmunitari, neurologici (iperattivazione del sistema simpatico), muscolari (iperattività del pavimento pelvico), ormonali (storia riproduttiva), microtraumatici (rapporti sessuali in condizioni di secchezza vaginale e/o con muscolo elevatore difensivamente contratto), allergici (agenti ambientali irritanti) e alimentari (ossalati).
Tutti questi fattori eziologici, che possono essere variamente presenti nella singola donna, hanno come momento patogenetico unificante di essere stimoli agonisti che causano la degranulazione del mastocita, cellula cardinale dell’infiammazione. È la liberazione nel tessuto circostante di questi mediatori – chinine, sostanza P, serotonina, e così via, ma anche Nerve Growth Factor, fattore di crescita dei nervi – che causa i segni cardinali dell’infiammazione: rubor (il rossore), tumor (l’edema), calor (il calore), dolor (il dolore) et functio laesa (la lesione funzionale, in questo caso l’impossibilità ai rapporti) che così bene erano già stati descritti dagli antichi medici.
Il cronicizzarsi dell’infiammazione, in soggetti probabilmente geneticamente predisposti, si associa all’iper-regolazione di tre sistemi principali: immunitario, con l’iperattività del mastocita; nervoso, sia con documentata proliferazione delle terminazioni nervose del dolore a livello del vestibolo vulvare, attivata dall’NGF prodotto in eccesso dai mastociti, con conseguente iperalgesia e allodinia, sia con abbassamento della soglia centrale del dolore; muscolare, con iperattività del muscolo elevatore dell’ano, che può essere antecedente alla vulvodinia (in quei casi in cui il vaginismo è stato il fattore sessuale e neurodistonico predisponente ai microtraumi della mucosa durante i tentativi di penetrazione) o, più frequentemente, essere reattiva al dolore.
Ancora si discute sulla definizione e sulla classificazione, utilizzando i termini di vestibolite vulvare o di vulvodinia sia come sinonimi che come espressione di diverse entità. Ancora oggi, nonostante la recente esplosione dell’interesse al riguardo da parte di ricercatori, medici, aziende farmaceutiche, possiamo dire che la vulvodinia costituisce uno dei problemi più enigmatici e frustranti affrontati da ginecologi, sessuologi medici, terapisti del dolore e dermatologi.
In positivo, l’interesse multidisciplinare che questa patologia ha finalmente destato, e di cui questo libro è testimone, ha già portato a notevoli progressi nella comprensione sia della sua fisiopatologia, sia della sua storia naturale. Ed è questa la premessa indispensabile per passare da terapie sintomatiche a terapie eziologicamente mirate.
Soprattutto, per riconoscere quei fattori predisponenti, precipitanti e di mantenimento, che, precocemente diagnosticati e curati, consentiranno di evitare la progressione del dolore da nocicettivo, e quindi segnale di danno in corso, a neuropatico, in cui il dolore diventa malattia per sé, come succede nella vulvodinia.

Indice

IntroduzioneVII


Autori e collaboratoriIX


Inquadramento storico e nosografico della vulvodinia


Vulvodinia: diagnosi differenziale


Vulvodinia e sindromi correlate


Terapia medica della vulvodinia


La vestibolite vulvare: aspetti fisiopatologici e clinici


La vestibolite vulvare: prospettive terapeutiche


I blocchi nervosi nella sindrome da vestibolite vulvare e nella vulvodinia intrattabile

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